Questo itinerario accompagna il visitatore attraverso alcuni dei luoghi più rappresentativi delle Terre Roveresche, un territorio in cui storia antichissima, architetture rinascimentali, tradizioni artigiane e ambienti naturali si intrecciano in un percorso ricco e sorprendente.
Murale di Cerbara
MURALE DI CERBARA – Il murale è stato realizzato nel 2021 a Cerbara dall’artista Natale Patrizi, in arte Agrà, per rievocare la battaglia avvenuta nella piana del fiume Metauro nel 207 a.C., quando l’esercito di trentamila uomini del cartaginese Asdrubale Barca, fratello di Annibale, con i suoi elefanti, fu sconfitto dai consoli romani Gaio Claudio Nerone e Marco Livio Salinatore, uno scontro epico che divenne cruciale per l’esito della Seconda Guerra Punica a favore di quest’ultimi. L’opera pittorica, che si sviluppa su una lunghezza di 114 metri per un’altezza di quasi 3 metri, è stata realizzata su di un muro di contenimento di un corso d’acqua artificiale che alimenta una piccola centrale idroelettrica dell’ENEL. L’artista ha utilizzato l’antica tecnica di pittura “a calce” senza l’uso di colori, ricavando le sagome delle figure da rappresentare dallo strato vegetale di muschi, licheni e muffe, che ricopre la massicciata. Il risultato è stupefacente: una sterminata sequenza di sagome contornate di bianco, forme plastiche in chiaroscuro che sembrano emergere dal nulla, figure contorte di uomini e animali contrapposti in sfide cruente, volti distorti in smorfie di dolore, corpi stremati dalla lotta e mutilati dalle armi, soverchiati dalla forza dei pachidermi e sopraffatti dall’impeto dei combattimenti. Nel giro di pochissimo tempo, da muro degradato e abbandonato, il sito è diventato un’apprezzata meta turistica per studiosi, fotografi e visitatori provenienti da diverse parti d’Italia e dall’estero.
Ipogeo
IPOGEO – In prossimità della cinta muraria, scendendo lungo i gradini consunti dal tempo, si accede in un ambiente suggestivo e misterioso scavato nel sottosuolo tufaceo a circa sette metri di profondità. L’Ipogeo, che sembra risalire ai primi secoli d.C., presenta la tipica pianta cruciforme di un impianto basilicale, con un corridoio principale intersecato da bracci orizzontali, una scelta che fa ipotizzare una funzione di culto sacrale di questo luogo, rafforzata dalla presenza di simboli antichissimi riconducibili a un cristianesimo arcaico, in cui si confondono ancora icone pagane; sia le pareti che la volta sono infatti decorate con incisioni di varia e misteriosa natura, tra cui spicca per ricorsività il cosiddetto “fiore della vita”, un fiore a sei petali stilizzato e simmetrico utilizzato già in epoca precristiana. Di chiara derivazione cristiana sono anche le croci di diverse dimensioni rintracciabili in vari punti della grotta, mentre è più difficilmente decifrabile il simbolo floreale, probabilmente un giglio, che con la sua figura stilizzata pare spuntare da tre colli incisi tra le nicchie lucifere ricavate nelle pareti.
MuSa - Museo Storico Ambientale
Il MuSA (Museo Storico-Ambientale ) è stato istituito nel 2007 in un edificio restaurato, la vecchia "Casa della Mina", che poggia in parte sulle mura del lato nordest del Castello di San Giorgio di Pesaro. Il giardino esterno, sospeso sulle antiche mura del castello, è un piccolo orto botanico adornato con essenze arboree, piante aromatiche e officinali. Al piano terra sono collocate le sale dedicate all’apicoltura e alla produzione del miele, alla bachicoltura, all’allevamento del baco da seta e alla produzione dei preziosi tessuti, con esposizione degli strumenti e dei materiali legati a questo tipo di lavori; al primo piano si può ammirare la ricca collezione tassidermica con oltre duecento animali imbalsamati donata dal sig. Vittorio Branchini, a testimonianza di un’arte che vanta un’antica tradizione locale.
Parco della Busca
PARCO DELLA BUSCA – Piccola area naturalistica situata a valle del centro abitato di San Giorgio di Pesaro, caratterizzata da un’interessante varietà botanica, con essenze arboree autoctone, e frequentata da fauna selvatica locale, comprese numerose specie di volatili, sia stanziali che migratorie. Da qualche anno, l’intera area verde è stata affidata in gestione all’associazione “Si Fuoristrada” che ne cura la manutenzione periodica e ne salvaguarda l’integrità ambientale e naturalistica. Tutta la zona è fruibile per attività all’aria aperta, ed è dotata di alcune attrezzature ricreative a disposizione di quanti vogliano trovarsi a contatto della natura e compiere osservazioni del mondo vegetale e dell’avifauna locale.
Santuario di San Pasquale Baylon
CONVENTO DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA (SANTUARIO DI SAN PASQUALE) – La costruzione del Convento di Santa Maria della Misericordia risale al 1523, a fianco di una selva poco distante dal castello di Poggio, per munificenza del nobile poggese Mariotto da Sajano, su licenza del Papa Adriano VI, ad uso perpetuo e abitazione dei frati minori regolari e osservanti. Nel 1660 tutto il complesso, a causa del degrado dovuto al tempo trascorso, viene riedificato quasi per intero. Al suo interno sono ancora conservati pregevoli tele e un monumentale coro ligneo settecentesco in noce dell’intagliatore fanese Giuseppe Tacchetti. Nel 1701, i Padri della Comunità Francescana vollero accentuare la spiritualità di quel luogo introducendovi la devozione a un santo del loro ordine, San Pasquale Baylon (1540-1592), un frate spagnolo da poco salito agli onori dell’altare per la povertà, l’umiltà e l’amore verso i fanciulli. La venerazione del Santo si diffuse fra la popolazione del luogo e dei castelli vicini, spesso ricevendone grazie e tramandandone il culto, consolidando nel tempo una radicata tradizione religiosa che permane tuttora attraverso un grande concorso di popolo. Dal 2017 San Pasquale Baylon è stato nominato Patrono del nuovo Comune di Terre Roveresche, celebrazione ricorrente il 17 maggio di ogni anno, a ricordo del giorno in cui il Santo si addormentò nel nome del Signore.
Orciano - Centro Storico
Attraversando le Terre Roveresche, lo sguardo può facilmente essere catturato da due sagome alte e slanciate che si innalzano sulla cima del colle di Orciano: la Torre civica campanaria e la famosa Torre Malatestiana che sorvegliano l’abitato dell’antico castello. La Torre Malatestiana fu fatta erigere nel 1348 da Galeotto Malatesta come vedetta per controllare gli animosi Orcianesi, rei di essersi ribellati contro l’autorità signorile e le insostenibili tasse imposte. La base della splendida torre costituisce un corpo unico con la sottostante Chiesa di Santa Maria Nuova, realizzata nel 1492 su progetto di Baccio Pontelli. L’interno della Chiesa è sobrio ed elegante, con il delicato intonaco bianco e il curioso gioco di oculi ciechi e aperti distribuiti sulla cupola e sulle volte, ma ciò che colpisce maggiormente è il meraviglioso ingresso. Il portale è scolpito in pietra bianca a forma di tabernacolo, con due colonne scanalate a capitelli corinzi e preziosi fregi in bassorilievo, che danno la sensazione di entrare in un antico tempio greco. C’è chi ha azzardato perfino la mano di Raffaello nel disegno di questo portale, anche se non esistono documenti al riguardo. Proseguendo in direzione della graziosa piazzetta Giò Pomodoro, troviamo il Museo della Corda e del Mattone, un luogo nato per mantenere viva la memoria delle tradizioni e delle attività artigianali tipiche della storia orcianese. Nella prima sala del museo l’attenzione è rivolta alla produzione del mattone, un manufatto frutto della terra, del fuoco, dell’acqua e del sapere dell’uomo, di cui sono esposti vari esempi, oltre a un’ampia documentazione storica e fotografica dell’antica Fornace. La seconda sala è dedicata al lavoro dei “cordai”, un’eccellenza artigianale di Orciano, che rifornivano con le loro funi la marineria di tutte le Marche. La canapa grezza veniva cardata e filata con l’ausilio di macchinari perfettamente conservati, in un lavoro che vedeva coinvolti i lavoratori esperti, ma anche i figli o i nipoti che aiutavano nelle fasi più semplici della lavorazione, pronti a carpire i segreti del mestiere e a ereditarne la tradizione.
Torre Malatestiana
TORRE MALATESTIANA – Affiancata alla torre civica campanaria del XVI secolo, si erge la sagoma alta e slanciata della Torre Malatestiana, superba opera in laterizio, con cornicioni e fasce angolari in pietra arenaria. Questo gioiello di architettura, che svetta per oltre 45 metri dominando sull’abitato dell’antico castello, fu fatta innalzare nel 1348 dal bellicoso Galeotto Malatesta come torre di vedetta per controllare gli animosi Orcianesi, rei di essersi ribellati contro l’autorità signorile e le insostenibili tasse imposte. La Torre fu rimaneggiata nel 1492 dall’architetto fiorentino Baccio Pontelli e qualche decennio dopo dal bolognese Filippo Terzi, architetto dei reali di Spagna e del Portogallo, che ne curò la soprelevazione su commissione del marchese Pietro Bonarelli.
Chiesa Santa Maria Nuova
SANTA MARIA NUOVA – Eretta nel 1492 per volere di Giovanni Della Rovere su progetto dell’architetto fiorentino Baccio Pontelli, è il cuore prezioso del centro storico di Orciano. L’ingresso della chiesa è ornato da un prezioso portale scolpito in pietra bianca a forma di tabernacolo, poggiante su due eleganti colonne scanalate a capitelli corinzi e preziosi fregi in bassorilievo, che danno la sensazione di entrare in un antico tempio greco. Anche se non esistono documenti al riguardo, la tradizione vuole che nel disegno del portale ci sia la mano di Raffaello Sanzio di Urbino. L’interno della chiesa è sobrio ed elegante, con il delicato intonaco bianco e il curioso gioco di oculi ciechi e aperti distribuiti sulla cupola e sulle volte; notevole interesse destano le pregevoli decorazioni in stucco eseguite dal plasticatore urbinate Federico Brandani. Nel 1766 il Papa Clemente XIII proclamò la chiesa di Santa Maria Nuova “Basilica Collegiata”.
Auditorium Santa Caterina
AUDITORIUM SANTA CATERINA – L’ex-convento di Santa Caterina d’Alessandria fu eretto nel 1582 con il consenso del Duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere e del Vescovo di Fano, Mons. Francesco Rusticucci. L’ex-convento era formato da un cortile e due logge sovrapposte, così come l’ex-chiesa conventuale che conserva ancora la sua antica struttura con l’ingresso alla sacrestia. Sotto l’ex-chiesa si trovavano il granaio, la cantina, il refettorio, la cucina e la stalla. La facciata esterna della chiesa è stata restaurata, mentre il suo interno è stato ristrutturato per essere adibito a teatro e sala convegni, con annessi locali di servizio, compreso un lungo corridoio laterale attrezzato per esposizioni e mostre artistiche. L’ingresso conserva ancora intatta l’incorniciatura in pietra arenaria e il portone in legno di rovere è quello originale.
Piazza Gio' Pomodoro
PIAZZA “GIO’ POMODORO” – La piazza, inaugurata nel 2004, è intitolata a Gio’ Pomodoro, il poliedrico artista nato a Orciano di Pesaro nel 1930 e considerato uno dei più importanti scultori astratti del panorama internazionale del XX secolo. È stata progettata dallo stesso artista nel luogo dove un tempo sorgeva la sua casa natale, utilizzando per le rifiniture esterne la pietra bianca di “Trani” integrata alla pavimentazione in cotto con laterizi di mattoni pieni “tipo a mano”. Al centro della piazza è stata collocata una monumentale scultura denominata “Sole Deposto”, oltre a due opere in bronzo, quali “La Corda” e “L’Orcio”, poste ai lati dell’ingresso alla piazza sul fronte principale. Si tratta di un omaggio del grande artista al paese dove ha trascorso la sua infanzia, a perenne testimonianza degli antichi mestieri che hanno animato la vita del borgo orcianese nei secoli passati.
Museo della Corda e del Mattone
Il “Museo della Corda e del Mattone” è ubicato nel centro storico di Orciano di Pesaro; un luogo nato per mantenere viva la memoria delle tradizioni legate alle due principali attività artigianali tipiche della storia orcianese: il mestiere del cordaio e la produzione di laterizi avvenuta fino al 1985 nella vecchia fornace. Nella sala a piano terra del museo, l’attenzione è rivolta alla produzione del mattone, un manufatto frutto della terra, dell’acqua, del fuoco, del sapere e dell’operosità dell’uomo, la cui storia è raccontata da una ricca campionatura che attraversa i secoli, dal periodo romano all’età contemporanea, oltre a un’ampia documentazione storica e fotografica dell’antica Fornace dei F.lli Gasparini. La sala posta al primo piano è dedicata a un’eccellenza artigianale di Orciano e al lavoro dei quaranta “cordai” che un tempo rifornivano con funi e reti da pesca la marineria di tutta la costa adriatica fino a Venezia, oltre a ospitare l’esposizione degli strumenti da loro utilizzati per la lavorazione della canapa.
Piazza della Fornace
PIAZZA DELLA FORNACE – In una parte della vasta area dismessa e abbandonata da decenni, al cospetto dell’imponente ciminiera, il Comune di Terre Roveresche, dopo averne acquisito la proprietà, ha provveduto alla riqualificazione urbana e alla realizzazione di una piazza inaugurata nel 2020. Nel secolo scorso, la vecchia fornace di laterizi è stata un’importante realtà produttiva che ha dato occupazione a tanti operai che con il loro sudore, la loro fatica e soprattutto con la loro umanità, hanno scritto pagine di storia particolarmente significative per lo sviluppo sociale e per la crescita economica del territorio. Nel contempo, il Comune di Terre Roveresche ha realizzato un marciapiede illuminato che collega Orciano di Pesaro al piccolo abitato di Fornace, assicurando la sicurezza necessaria alla mobilità pedonale.
Barchi - Centro Storico
Lungo la strada, quasi inaspettato, sulla sommità di un crinale si incontra quel gioiello architettonico che è Barchi. Una rampa in salita conduce alla Porta Nova, monumentale e fastoso ingresso trionfale al castello, foriero della bellezza che si trova all’interno delle antiche mura. La pianta strutturale della cittadina rinascimentale porta la firma del bolognese Filippo Terzi, grande architetto dei Duchi di Urbino e quindi dei Reali di Spagna e Portogallo, che lavorò alla progettazione di una piccola “Città Ideale” del Rinascimento. A partire dal 1571, per volere del Marchese di Barchi Pietro Bonarelli, Filippo Terzi riprogettò l’intero abitato come se si trattasse di un’unica opera d’arte, arricchendolo di monumenti, di sontuosi palazzi e di efficaci soluzioni di difesa militare. La Torre terminante a cuspide che domina sull’intera vallata fu costruita in forme antropomorfe, con sorprendenti effetti ottici, nel rispetto dei concetti della “divina proporzione” e della volontà del nuovo Signore di imporre la propria autorità anche attraverso l’aspetto urbanistico e architettonico. Barchi resta uno dei rarissimi esempi di Città Ideale non rimasta sulla carta o nei sogni degli artisti rinascimentali, ma divenuta realtà. L’elegante Corso taglia l’intero abitato con la Piazza al centro, luogo del mercato e fulcro della cittadina, sulla quale si affacciano gli edifici rappresentativi dei principali poteri dell’epoca, il Palazzo Comunale con la torre, il Palazzo dei Duchi di Urbino e la Collegiata di Sant’Ubaldo. La chiesa, è di antichissime origini; la qualità dei materiali utilizzati e delle opere d’arte conservate al suo interno, ne fanno una sorta di magico specchio temporale, che riflette l’immagine di Barchi dei secoli passati e soprattutto del Rinascimento quando la cittadina e le nobili famiglie che la governavano vissero il periodo di maggior splendore. Costruita a tre navate, con la centrale più elevata, ospita sugli altari laterali pregevoli opere pittoriche, alcune delle quali di scuola baroccesca: Crocifissione con i Santi Ubaldo e Francesco attribuita a Nicolò Martinelli, detto il Trometta; San Michele Arcangelo che abbatte Lucifero di Francesco Allegrini; La Vergine, Santa Maria Maddalena e San Francesco, probabile opera giovanile di Giovan Francesco Guerrieri, al tempo in cui il padre Ludovico era podestà di Barchi; L’Annunciazione con Sant’Antonio abate di Antonio Cimatori, detto il Visaccio (bozzetti preparatori della tela sono conservati al Louvre di Parigi e al museo della Harvard University di Cambridge); La Resurrezione con Sant’Ubaldo e San Tommaso d’Aquino, pala del Visaccio collocata sopra l’altare del presbiterio. La cantoria sopra la bussola d’entrata racchiude il prezioso organo del 1786 opera del maestro veneto Gaetano Callido, massimo esponente della scuola organaria neoclassica settecentesca. Una piccola strada in salita, all’apparenza anonima, a Barchi può farci trovare di fronte a luoghi intrisi di storia e leggenda, come il Palazzo Ducale, che fu abitato dai duchi e principi della casata roveresca, dalla duchessa Eleonora Gonzaga al Cardinal d’Urbino, dal duca Guidubaldo II al figlio Francesco Maria II, e dal quale parte uno dei tanti cunicoli che disegnano un dedalo nel sottosuolo del paese. Non c’è angolo o prospettiva lungo tutto questo borgo che non offra un momento di stupore.
Porta Nova
PORTA NOVA – L’arco trionfale di ingresso al Castello fu progettato da Filippo Terzi. Monumentale, fastosa ed elegante, la “Porta Nova” si erge maestosa sulla sommità della rampa di ingresso all’antica cinta muraria di questa piccola “Città Ideale” del Rinascimento, interamente riorganizzata nella struttura urbanistica e nell’immagine architettonica dal grande architetto a partire dal 1571, per volere del marchese di Barchi Pietro Bonarelli, come se si trattasse di un’unica opera d’arte, arricchendola di monumenti, di sontuosi palazzi e di efficaci soluzioni di difesa militare.
Palazzo Roveresco di Montebello
Nel piccolo borgo di Montebello, cinto da mura medioevali, si trova un palazzo risalente all’anno Mille, originariamente eretto come fortificazione militare. Originariamente era diviso in tre piani, con i magazzini nella parte più alta, abbattuta nel XVIII secolo. Il piano nobile, che contava otto stanze, più la galleria e la cappellina, e il piano terra in cui, oltre alla stanza della servitù, si trovavano la cucina, i forni e la lavanderia. Nel ‘300 era un feudo degli Sforza e dal 1462 venne occupato da Federico da Montefeltro, conte di Urbino. Nel ‘500 appartenne prima a Cesare Borgia, poi venne annesso al Ducato di Urbino. A metà del ‘500 Guidubaldo II Della Rovere lo assegnò in feudo al conte Antonio Stati, che però venne fatto decapitare dal figlio di Guidubaldo II, Francesco Maria II Della Rovere. Le pareti e le volte furono abbellite con decorazioni di stucco del plasticatore urbinate Federico Brandani e con gli affreschi di Taddeo Zuccari. Dal 1609 al 1632 vi soggiornò Lavinia Feltria Della Rovere, marchesa del Vasto, sorella del Duca di Urbino Francesco Maria II, figlia di Guidubaldo II e Vittoria Farnese. Lavinia era una nobildonna colta, generosa e gentile, una personalità di spicco nella cultura del Rinascimento, che intratteneva una fitta corrispondenza con le corti di tutt’Italia, e che fece diventare il Palazzo di Montebello un centro di irradiazione culturale, secondo solo al Palazzo Ducale di Urbino.
Collegiata Sant'Ubaldo
COLLEGIATA DI SANT’UBALDO – Di antichissime origini, riprogettata da Filippo Terzi negli anni ’70 del Cinquecento, fu allungata e nuovamente inaugurata nel 1605. Affacciata sulla piazza principale del castello, presenta una struttura a tre navate, con il presbiterio centrale rialzato, ai cui lati sono collocate due cappelle. Il pavimento rinascimentale originario, formato da preziose lastre scolpite in pietra rosa e bianca, è stato riportato alla luce con un paziente lavoro di restauro e ricostruzione. All’interno della chiesa, gli altari laterali incorniciano imponenti e pregevoli opere pittoriche di scuola barocchesca, mentre preziose statue lignee arricchiscono il tempio. Nella cantoria, al di sopra della bussola d’entrata, è conservato un importante organo storico datato 1786, opera del maestro veneto Gaetano Callido, massimo esponente della scuola organaria neoclassica settecentesca. La qualità dei materiali utilizzati e delle opere d’arte conservate, fanno della Collegiata di Sant’Ubaldo una sorta di magico specchio temporale che riflette l’immagine di Barchi dei secoli passati e soprattutto del Rinascimento, quando la cittadina e le nobili famiglie che la governavano vissero il periodo di maggior splendore.
Lago delle Rose
LAGO DELLE ROSE – A valle dell’ex-lago “Bergamo”, un grande bacino artificiale svuotato nel 1985 e attualmente in fase di ripristino, si trova un piccolo invaso denominato “Lago delle Rose”. Tutta la zona è particolarmente adatta alle attività svolte all’aria aperta e alle escursioni naturalistiche a piedi, in bici o a cavallo. Sia il piccolo specchio d’acqua che gli ampi spazi verdi circostanti, sono affidati in gestione all’associazione “Si Fuoristrada”, che ne cura la manutenzione periodica e ne salvaguarda l’integrità ambientale e naturalistica. L’area prospiciente il piccolo lago è illuminata e dotata di attrezzature ludiche e ricreative a disposizione di coloro che abbiano piacere di vivere esperienze in natura, immersi nel silenzio e nella tranquillità della campagna.
Cantine
Per chi desidera approfondire la tradizione enologica della zona, il percorso può includere una visita alle cantine locali. L’Azienda Agraria Fiorini permette di scoprire l’amore per la terra e per il vino, una passione tramandata da generazioni a partire da Valentino e Luigi Fiorini, con un approccio rispettoso della natura e attento alla qualità dei prodotti. Un’altra realtà da visitare è l’Azienda Agraria Guerrieri, dove la viticoltura, l’olivicoltura e la cerealicoltura vengono gestite secondo principi tradizionali e rigorosi controlli interni, garantendo la genuinità di ogni prodotto come se fosse destinato alle persone più care.
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Azienda Agraria Fiorini
- Tel: 072197151 -
Azienda Agraria Guerrieri
- Tel: 0721-890100
Shopping
Chi desidera portare a casa le eccellenze del territorio di Terre Roveresche troverà numerosi punti vendita in cui acquistare prodotti gastronomici, artigianali e non solo. Tra le opzioni consigliate vi sono l’Azienda Agricola Roberti, il Panificio Marconi e la Casa del Fiore, luoghi che offrono una selezione di specialità locali e oggetti legati alla tradizione delle Terre Roveresche.
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Al Centoquattro
Via Giacomo Matteotti, 104, 61038 Orciano di Pesaro PU - Tel: 07211860238 -
Andrea Gramolini Gioielli
Via Giacomo Matteotti, 13, 61038 Terre Roveresche PU - Tel: 0721977200 -
Azienda Agricola Roberti
Via Montecucco, 1, 61038 Terre Roveresche PU - Tel: 0721 970502 -
Centro del Mobile
Via Kennedy, 50, 61040 Barchi PU - Tel: 0721981019 -
Coal
Via 4 Novembre, 43, 61030 San Giorgio di Pesaro PU - Tel: 0721.970498 -
Falegname Orsini Lorenzo
Via Orcianese, 58, 61030 San Giorgio di Pesaro PU - Tel: 3391672368 -
Farmacia Dr. Pierini
Via Roma, 56, 61040 Terre Roveresche PU - Tel: 0721977076 -
HairVale
Via Dante Alighieri, 2, 61040 Barchi PU - Tel: 0721977104 -
La Buona Idea
Viale Evangelisti, 114, 61038 Orciano di Pesaro PU - Tel: 0721 977585 -
Panificio Marconi
Via Dante Alighieri, 3, 61030 Terre Roveresche PU - Tel: 0721890140
Gusto
Durante il percorso non può mancare una pausa per gustare le specialità locali del comune di Terre Roveresche. Per un caffè veloce o un aperitivo si può scegliere tra i bar del territorio come il My Cafè o L’Angolo di Babù. Per chi desidera un’esperienza gastronomica più completa, i ristoranti Il Castagno e il Ristorante Montecucco offrono piatti tipici e menù legati alla cucina locale, perfetti per assaporare le eccellenze enogastronomiche della zona.
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Blackout17
Via Pieve Canneti, 23, 61038 Orciano di Pesaro PU - Tel: 3339379537 -
Il Castagno
Via Giacomo Matteotti, 72, 61038 Orciano di Pesaro PU - Tel: 0721977672 -
L’angolo di Babù
Via Giacomo Matteotti, 64, 61038 Terre Roveresche PU - Tel: 3334560803 -
Lilli Cafè
Str. Orcianese 144, 61030 S. Giorgio Di Pesaro PU - Tel: 338 151 4028 -
My Cafè
Piazza Giuseppe Garibaldi, 52/53, 61038 Orciano di Pesaro PU - Tel: 0721977899 -
Nova Bar
Via Roma, 44, 61038 Barchi PU - Tel: 3332192890 -
Osteria Casa Mina
Via S. Giorgio Castello, 5, 61030 San Giorgio di Pesaro PU - Tel: 3485684619 -
PizzaMania
Viale Evangelisti, 144, 61038 Orciano di Pesaro PU - Tel: 3333291791 -
Ristorante Montecucco
Via Montecucco, 27, 61030 San Giorgio di Pesaro PU - Tel: 0721 970150 -
Zia Pepe Aperipizza
Via Roma, 140, 61030 Terre Roveresche PU - Tel: 351 617 7754
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A piedi, Automobilistico